
“Zio Vanja” in prima nazionale a Pistoia dal 4 al 6 marzo (in aprile anche a Lucca e Pistoia). Lo spettacolo (regia di Roberto Valerio) è una nuova produzione dell’Associazione Teatrale Pistoiese. Con Giuseppe Cederna e Vanessa Gravina
A tre anni dal fortunato debutto di Tartufo, che è stato in seguito ospite in numerosi teatri italiani, il regista Roberto Valerio firma “Zio Vanja” di Anton Čechov, nuova produzione dell’Associazione Teatrale Pistoiese. Giuseppe Cederna e Vanessa Gravina, già protagonisti di Tartufo, saranno rispettivamente Zio Vanja e Elena.
Con loro Alberto Mancioppi, il professore, Mimosa Campironi, Sonja, Elisabetta Piccolomini, Marjia, Pietro Bontempo, Astrov e Massimo Grigò, Telegin.
Lo spettacolo è presentato dall’Associazione Teatrale Pistoiese che, negli anni, ha prodotto, oltre a Tartufo, molti spettacoli di successo diretti da Roberto Valerio, tra i quali Il Vantone di Pasolini, L’Impresario delle Smirne di Goldoni, Casa di Bambola di Ibsen, ospitando anche Un marito ideale di Wilde (del Teatro dell’Elfo) Il giuoco delle parti di Pirandello (della Compagnia Orsini).
In prima nazionale al teatro Manzoni di Pistoia da venerdì 4 a domenica 6 marzo 2022 (feriali ore 21, festivo ore 16).
Dramma russo che Čechov considerava però una commedia, quasi un vaudeville, che vide il debutto ufficiale il 26 ottobre 1899, al Teatro d’arte di Mosca, con la regia di Vladimir Ivanovič Nemirovič-Dančenko e Konstantin Sergeevič Stanislavskij, Zio Vanja è la rappresentazione delle grandi illusioni, di percorsi che iniziano per poi tornare al punto di partenza, della noia, che non è spazio per la creatività ma al contrario anticamera della depressione, maschera della paura che paralizza impedendo di realizzare i proprio progetti e che Roberto Valerio ha deciso di restituire però con una messa in scena a contrasto, energica, movimentata. Il regista commenta ironicamente dicendo: “La noia, di solito si racconta meglio tentando di non annoiare”.
Uno spazio vuoto. In primo piano una vecchia credenza ed un tavolo, elementi che rimandano alla quotidianità della vita in campagna. Sullo sfondo appaiono e scompaiono elementi onirici o iperrealistici: un’altalena che scende dal cielo, una botte di vino gigante per l’ubriacatura notturna, un pianoforte che ricorda l’infanzia, un albero di beckettiana memoria. È la scena che Valerio ha scelto per raccontare la vita che Vanja, sua nipote Sonja, l’anziana maman Marija, Telegin e il dottor Astrov, conducono in una casa rurale all’arrivo del proprietario, l’illustre professor Serebrjakov e dalla sua bellissima seconda moglie Elena. I personaggi che si muovono davanti al pubblico non sono eroi e eroine, sono persone comuni, immerse nel flusso della vita, con i quali è facile immedesimarsi, che chi guarda può sentire immediatamente vicino. Sono anime smarrite con passioni, slanci, delusioni, le stesse emozioni che accompagnano la vita di tanti. Ogni personaggio insegue i propri pensieri, le proprie aspirazioni, sogni, sofferenze senza davvero comunicarli agli altri, sordo a quelli dell’altro. Tutti desiderano il riscatto, tutti sono incapaci di agire per ottenerlo, vogliono amare e essere amati ma il desiderio non si tramuta mai in realizzazione”. Nella commedia si beve molta vodka e molto vino, per diciassette volte Čechov invita a bere i personaggi: si evade la realtà, si cerca l’illusione che apre varchi di finta soddisfazione: “Quando non c’è vita vera, si vive di miraggi”, dice, ad un certo punto zio Vanja.
Roberto Valerio continua: “È un’opera delle occasioni mancate, della rinuncia, basata su un vero e proprio meccanismo di inerzia. Così come in Beckett i due clown Vladimiro ed Estragone attendono Godot, così i personaggi di Čechov attendono, invano anch’essi, la felicità e un futuro migliore. Ma non manca l’ironia, che anzi pervade tutto il testo”. L’opera presenta continui spunti burleschi e tragicomici: il ridicolo tentativo di Vanja di uccidere il Professore Serebrjakov con un colpo di pistola, il penoso tentativo di suicidio dello stesso Vanja con una bustina di morfina, il goffo corteggiamento alla bella e ambigua Elena da parte sempre di Vanja, le ubriacature notturne, le tante piccole stranezze che coltivano tutti i personaggi e che li rendono degli amabili stravaganti bislacchi, sono solo alcuni esempi. “Tu sei il re dei buffoni”, dice infatti il dottor Astrov a Vanja.
Una messinscena che oscilla tra realismo e onirico, tra dramma e commedia, tra risate e pianti, tra malinconie cecoviane ed energia pura. Uno spettacolo dove le immagini, i suoni e la recitazione si compenetrano per rappresentare la tragicommedia della vita.
ZIO VANJA
di Anton Čechov
adattamento e regia Roberto Valerio
con (o.a.) Pietro Bontempo, Mimosa Campironi, Giuseppe Cederna, Vanessa Gravina,
Massimo Grigò, Alberto Mancioppi, Elisabetta Piccolomini
PERSONAGGI E INTERPRETI
ALEKSANDR VLADIMIROVIÈ SEREBRJAKOV, professore in pensione Alberto Mancioppi
ELENA ANDREEVNA, sua moglie Vanessa Gravina
SOF’JA ALEKSANDROVNA (SONJA), sua figlia di primo letto Mimosa Campironi
MARIJA VASIL’EVNA VOJNICKAJA, vedova, madre della prima moglie del professore Elisabetta Piccolomini
IVAN PETROVIÈ VOJNICKIJ (VANJA), suo figlio Giuseppe Cederna
MICHAIL L’VOVIÈ ASTROV, medico Pietro Bontempo
IL’JA IL’IÈ TELEGIN, proprietario terriero in miseria Massimo Grigò
costumi Lucia Mariani – luci Emiliano Pona – suono Alessandro Saviozzi – allestimento Associazione Teatrale Pistoiese
Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Toscana