
“Suor Angelica”, una prima a Sassari nel teatro silenzioso, senza spettatori a causa della pandemia. Alla fine un applauso liberatorio da parte degli artisti e delle maestranze. Repliche sabato 7 e domenica 8 novembre
Suor Angelica, secondo pannello del Trittico che mancava da 24 anni a Sassari, è stata preceduta da un’Ave Maria interpretata dal soprano Elisabetta Scano con l’Orchestra dell’Ente concerti e composta dal direttore artistico dell’Ente, Stefano Garau. «Proponiamo che i teatri restino aperti in tutta Italia – ha detto Garau, introducendo la serata – e sappiamo che in tanti stasera piangeranno con noi, per il dramma di Suor Angelica ma anche per la tragedia che il mondo della cultura sta vivendo, non solo a causa del Covid».
La tragica vicenda di Suor Angelica, musicata da Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, è stata immaginata dal regista Giulio Ciabatti in un monastero descritto soltanto dalle alte colonne inquadrate nel progetto scenico di Maddalena Moretti, in cui le luci disegnate da Tony Grandi hanno scandito i momenti dell’opera, fino al bagliore finale che accoglie Angelica, ormai svestita dell’abito monastico. I tradizionali costumi di Filippo Guggia, in uno dei pochissimi lavori che prevedono un cast esclusivamente femminile, hanno completato l’atmosfera. La Suor Angelica di Maria Teresa Leva (foto sopra a sinistra), assoluta protagonista della vicenda, è stata affiancata dall’inesorabile
A telecamere spente, un applauso commosso è esploso per liberare la tensione, dagli artisti in palco alle maestranze in platea, attraversando la buca d’orchestra: tutte le anime del teatro unite per rivendicare il diritto alla cultura, alla musica e alla vita.