San Marco, Rossini e Politeama, fra spettacoli ed eventi politici. Nuovo appuntamento con “Livorno, Città dei teatri”

Tre splendidi teatri livornesi dell’800, il San Marco, il Rossini ed il Politeama, oggi scomparsi ma rimasti nella memoria storica cittadina, rivivranno nella ricostruzione in programma mercoledì 1 marzo, alle ore 16, presso la Sala Mascagni del Teatro Goldoni: l’appuntamento, per il ciclo di conferenze “Livorno, Città di Teatri”, sarà condotto dal musicologo Fulvio Venturi, presidente del Circolo Masini, e permetterà al pubblico (ingresso libero fino esaurimento posti) di conoscere aspetti interessanti della loro ricca frequentazione artistica e delle vicende storiche di cui furono testimoni,. Non mancheranno aspetti curiosi, come “i due record difficilmente superabili al giorno d’oggi nella nostra città – anticipa Venturi accennando al Politeama – quello del numero di rappresentazioni per una moderna produzione operistica (31, ottenuto da La Bohème nell’estate 1898) e quello degli spettatori paganti per una sola serata (2.448, ottenuto in data 10 agosto 1920, per la prima rappresentazione a Livorno di Sì, l’unica operetta di Pietro Mascagni).

Mentre il San Marco ed il Rossini (foto a sinistra) conobbero gli effetti disastrosi dei bombardamenti alleati del 1943 ed il loro recupero fu accantonato dopo la fine della guerra, il Politeama scampò indenne a questi, ma, nonostante il suo palcoscenico inaugurato il 24 giugno 1878 fosse stato testimone d’una tranche vastissima della vita teatrale livornese e calcato da artisti quali Eleonora Duse, Enrico Caruso e Beniamino Gigli, fu abbattuto tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del decennio successivo.

Il magnifico teatro Carlo Lodovico posto in San Marco, fu inaugurato durante l’effimera esistenza del Regno d’Etruria nell’aprile 1806 e dedicata al Re bambino Carlo Lodovico di Borbone, ma da sempre nel gergo cittadino fu denominato semplicemente “San Marco”. La serata d’inaugurazione, tenutasi con la rappresentazione dell’opera “I baccanali di Roma” musicata da Stefano Pavesi, seguì un rigido cerimoniale al quale parteciparono lo stesso Carlo Lodovico, la madre Maria Luisa di Borbone e numerosi esponenti della politica europea. Il teatro San Marco (foto in basso a destra) nacque sotto il segno dell’arte poiché l’intero edificio era impreziosito da una serie di dipinti di Luigi Ademollo che raffiguravano episodi storici e mitologici. Nel gennaio 1921, dopo la scissione dei socialisti avvenuta durante il congresso del partito al Teatro Goldoni, fu al San Marco che nacque il Partito Comunista Italiano, evento ricordato da una targa su uno dei muri ancora esistenti. 

Il Teatro Rossini fu invece inaugurato nell’ottobre 1842 con uno sfarzoso ballo accademico cui seguì la rappresentazione dell’opera “Mosè” di Gioachino Rossini. Sul palcoscenico di questo teatro l’attività fu serratissima sino alla fine dell’Ottocento e qui si misurarono anche le più importanti compagnie di prosa nazionali ed internazionali. Sotto questo profilo una lunga stagione con Adelaide Ristori (1864), la “prima assoluta del Sogno d’un tramonto d’autunno dannunziano (2 dicembre 1905, Compagnia Fumagalli, Teresa Franchini nei panni della Gradeniga), ed il passaggio della bellissima Georgette Leblanc che recitò nel Pélleas et Melisande di Mæterlinck (1914) sono rimasti nella memoria storica livornese.