
Prima la composizione di un musicista ucraino nato nel 1970, poi i Quadri di un’esposizione di Musorgskij. Buona coesione dell’Orchestra del Teatro Goldoni di Livorno e il tocco leggero della giovane pianista Yeol Eum Son. La recensione di Fulvio Venturi
di FULVIO VENTURI
Con la propria orchestra in bella evidenza la Fondazione Goldoni ha inaugurato la stagione sinfonica 2022/23 con un concerto diretto dal Maestro Park Jee Won nell’ambito della collaborazione con Opera Music Management e Accordi Musicali International Classic Music Festival.
La prima parte è stata dedicata ad una composizione di Alexey Shor, musicista ucraino contemporaneo nato nel 1970. Si è trattato di Travel Notebook, che va ad allungare la già pronunciata serie dei taccuini, dei ricordi, delle impressioni di viaggio che da Liszt a Chabrier, da Strauss a Elgar, da Albeniz a Grofé, popola il repertorio di esecutori e fruitori di musica. Anche senza aver dato un’occhiata alla partitura possiamo dire che Shor appartenga al filone dei musicisti neo-melodici. Travel notebook è una composizione garbata, scorrevole, un po’ edulcorata, che in sette sezioni fissa nel suono visioni di Spagna (Barcellona), Italia (Roma, il Rubicone, Venezia), Francia (Parigi) e Inghilterra (le corse di Ascot). Più compiutamente diciamo che questa suite è una composizione per pianoforte e orchestra e che la sua esecuzione si è avvalsa dell’apporto della giovane e graziosissima pianista Yeol Eum Son, dotata di tocco leggero e mano agilissima la quale si è poi misurata con una volante interpretazione del Gnomenreigen lisztiano.
La seconda parte presentava i Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij nell’orchestrazione di Maurice Ravel, (Tableaux d’une exposition, Картинки с выставки – Воспоминание о Викторе Гартмане, Kartinki s vystavki – Vospominanie o Viktore Gartmane, che per brevità indicheremo solo come Quadri di un’esposizione in italiano). La storia della composizione è questa. Nel 1873, all’età di soli 39 anni Viktor Hartmann, pittore e architetto amico di Musorgskij e dei musicisti del Gruppo dei Cinque, morì per aneurisma. In sua memoria, l’anno successivo, il critico Vladimir Stasov organizzò presso l’Accademia Imperiale di Belle Arti di San Pietroburgo un’esposizione dei quadri e dei progetti architettonici che Hartmann aveva lasciato. Dalla suggestione ricevuta nella visita alla mostra, Musorgskij realizzò in un tempo brevissimo, dal 2 al 22 Giugno 1874, una meravigliosa suite pianistica di dieci sezioni legate da una “promenade” che ripercorreva le soste di un visitatore (Musorgskij stesso, ovviamente) di fronte a determinati quadri, riconoscibili per titolo. Il lavoro però rimase inedito e apparve stampato solo nel 1886 per l’affettuosa quanto imprecisa revisione di Rimskij-Korsakov e corredato da un’ampia prolusione dello stesso Stasov. Da allora decine di musicisti si sono alternati in un esercizio di manipolazione e orchestrazione della composizione di Musorgskij, dei quali il primo fu l’oscuro Mikhaijl Tushmalov nel 1891 e ancora si producono in tale officio persino con fascinazioni filmiche, pop e rock. Di tutti questi musicisti il più famoso è Maurice Ravel che nel 1922, su commissione di Sergeij Koussevitskij, lavorò sulla suite di Musorgskij per realizzare una partitura orchestrale che fu eseguita nello stesso anno e pubblicata nel 1930.
Tutti riconobbero la “solita” doviziosa e raffinata opera di strumentazione del musicista pirenaico, ma non a tutti piacque (Stokowsky, ad esempio, dopo averla diretta nel 1932 fu indotto a prepararne una per conto suo che apparve nel 1939). Io stesso, mi si perdoni l’autoreferenzialità, pur amando la maniera di Ravel, non ritrovo in questa pagina la forza espressiva e percussiva dell’originale musorgskiano, specie se eseguito da certe divinità pianistiche quali Judina, Economou, Richter.
Detto questo, l’Orchestra del Teatro Goldoni, agli ordini di Jee Woon Park, direttore dal gesto chiaro e sereno, attraverso il quale traspare una gioia del fare musica, ha messo in campo buona coesione e bel suono. Per onestà aggiungo che la sezione degli ottoni non appare al livello degli archi, ma di questo dovremmo parlarne con i Conservatori italiani.
Al termine il maestro Jee Woon Park ha salutato il pubblico con un commosso ringraziamento all’orchestra e alla città di Livorno.
Applausi copiosi.
Concludo questa nota con un pensiero per Elisabetta Sangursky, antica pianista russo-livornese, eletta interprete dei Quadri musorgskiani.