
Prato e la Sacra Cintola, una mostra (da settembre 2017) per raccontare il significato religioso e civile del simbolo
La Sacra Cintola è il simbolo di Prato. Un simbolo che ha un doppio significato – religioso in primis e poi civile – in quanto cuore delle vicende artistiche di Prato ed elemento cardine della sua identità. La Sacra Cintola, ovvero la cintura della Vergine è custodita nel Duomo pratese: per secoli è stata il tesoro della città. Che in questo 2017 sarà al centro del nuovo allestimento del Museo di Palazzo Pretorio. La mostra, “Legati da una cintola – L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città” (a cura di Andrea De Marchi e Cristina Gnoni Mavarelli) sarà inaugurata il 7 settembre 2017 negli spazi espositivi recuperati nell’attiguo edificio del Monte dei pegni. Nel frattempo l’esposizione verrà presentata ufficialmente a Milano il 15 febbraio alle 11.30 al Museo Poldi Pezzoli. Saranno presenti Matteo Biffoni sindaco di Prato e il vescovo monsignor Franco Agostinelli.
La grande esposizione – che comprenderà una sessantina di importanti opere – resterà poi aperta fino al 14 gennaio del 2018.

“Un tema, quello della reliquia pratese, che consente di accendere un fascio di luce intenso su un’età di grande prosperità per Prato, il Trecento, a partire dalle committenze ad artisti di primo ordine come lo scultore Giovanni Pisano e il pittore Bernardo Daddi, che – si legge in una scheda museale – diedero risonanza alla devozione mariana a Prato come vero e proprio culto civico. La mostra prende spunto da quel prezioso simbolo dall’innegabile valore identitario per intrecciare i fili di un racconto che parla della città e del suo ricco patrimonio di cultura e bellezza custodito sul territorio e riconoscibile al di fuori dei confini locali”.
L’origine del culto della sacra cintola – prosegue la scheda – affonda le sue radici nel XII secolo, la leggenda vuole che la cintura, consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante pratese Michele e da questi donata in punto di morte, nel 1172, al proposto della pieve. Fra Due e Trecento la reliquia assurse al ruolo di vero e proprio segno dell’elezione della città, santificata da una così preziosa vestigia miracolosamente giunta dalla Terra Santa, e divenne motore delle vicende artistiche pratesi.

Una delle immagini più prestigiose di tutto il Trecento dedicate all’Assunta e al dono miracoloso della Cintola all’incredulo San Tommaso è la pala di Bernardo Daddi commissionata nel 1337-1338. L’opera è stata smembrata nel corso del tempo e l’allestimento che verrà fatto a Palazzo Pretorio permetterà di ammirarla nel suo complesso, riunendo i componenti che originariamente comprendevano una doppia predella con la storia del viaggio della cintola e del suo approdo a Prato (custodita nel Museo) e la parallela migrazione del corpo di Santo Stefano da Gerusalemme a Roma, perché si riunisse a quello di San Lorenzo (nei Musei Vaticani), e una terminazione con la Madonna assunta che cede la Cintola a San Tommaso (al Metropolitan Museum di New York).
Intorno a questa ricostruzione verrà illustrata la varia fortuna in Toscana dell’iconografia che univa la morte della Vergine e la sua assunzione in cielo. Altre opere saranno esposte a Palazzo Pretorio, fra dipinti, miniature e sculture, tutte dedicate al tema dell’assunta che dona la cintola. Anche il Duomo di Prato farà parte di un percorso che permetterà ai visitatori di entrare nella cappella della Cintola, solitamente preclusa alla visita, per osservare il ciclo di affreschi realizzati da Agnolo Gaddi.