
Lucca, al Teatro del Giglio serata d’opera in tempo di pandemia. “Manon Lescaut” con sostituzioni annunciate e un’altra sopraggiunta durante la recita. Un plauso generale a tutti coloro che hanno permesso la messa in scena. La recensione di Fulvio Venturi
di FULVIO VENTURI
(Lucca, Teatro del Giglio – Manon Lescaut debutto del 28 gennaio 2022, replica prevista il 30 alle ore 16)
Era iniziata con l’anonima voce dell’altoparlante che annunciava un cambio forzato nel cast e chiedeva la comprensione del pubblico ed il primo atto è volato via fra clamorose incertezze. Non che nel corso della serata tali incertezze si siano dissolte del tutto, ma almeno lo spettacolo è giunto in fondo decorosamente.
Gran merito va ascritto all’impegno di tutti ed al coraggio del tenore Paolo Lardizzone che ha sostituito il collega Dario Di Vietri, “colto da improvvisa indisposizione” (così un secondo annuncio) a partire dal secondo atto con la baldanza e l’impeto necessari al personaggio di Des Grieux. Altro encomio va rivolto a Cristiano Olivieri, già titolare dei personaggi del Maestro di Ballo e del Lampionaio, che nel primo atto ha sostituito Saverio Pugliese cantando “a leggio” la parte di Edmondo e lasciando ad un mimo l’assolvere della recitazione.
Detto di questo bisogna aggiungere che nel corso delle prove numerose defezioni hanno indotto a cambi nelle parti orchestrali e che per ragioni di sicurezza il coro è stato costretto ad indossare l’ormai indispensabile mascherina.
In queste condizioni rivolgiamo un plauso generale a tutti coloro i quali hanno operato in questa produzione, senza entrare nel merito, o nelle perplessità, che nel corso della serata si sono avvicendati nella mente di chi scrive. Abbiamo riscontrato lo stesso impegno la stessa lodevole volontà di Paolo Lardizzone nella protagonista Monica Zanettin rimandando ad altra occasione l’analisi di altri fattori che ci sono parsi ieri sera (venerdì 28 gennaio 2022, ndr) non troppo chiari, come la tenuta tecnico-stilistica. Marcello Rosiello è stato uno spigliato Lescaut, Alberto Mastromarino un attonito Geronte e Sandra Pastrana un caricaturale musico. Marco Innamorati e Alessandro Ceccarini hanno completato il cast vocale.
La regia di Aldo Tarabella è sospesa fra la linearità di una tradizione un po’ frusta ed il decorativismo dei numerosi quadretti danzati con le scene trasformanti di Giuliana Spinelli, le buone luci di Marco Minghetti, i costumi un po’ “settecento” e un po’ “art-nouveau” (che non sono proprio la stessa cosa) di Rosanna Monti e le coreografie (con un corpo di ballo e di figuranti che raggiungeva cinque elementi) di Luigia Frattaroli. Coro Arché diretto da Marco Bargagna. Orchestra della Fondazione Festival Pucciniano. Il maestro Roberto Gianola ha avuto il gran merito di tenere in pugno una serata che fra sostituzioni annunciate e quella importantissima sopraggiunta dopo il primo atto è stata senz’altro molto difficile.
(Le immagini di scena sono di Andrea Simi)