
“La grande Pasqua russa”: lo stupore e l’emozione della musica di Rimskij-Korsakov. L’analisi di Fulvio Venturi
di FULVIO VENTURI *
Fra tutte le composizioni dedicate alla Pasqua ne spicca una che per colore e dovizia orchestrale ha destato l’ammirazione di molte generazioni di appassionati. Questa composizione è nota con il titolo “La grande Pasqua russa” e il suo autore è Nikolaj Rimsky-Korsakov, personaggio di spicco all’interno del Gruppo dei Cinque (gli altri erano Musorgskij, Borodin, Balakirev e Cui) e referente culturale di alto livello. Nobile, ufficiale della Marina Imperiale per una quindicina d’anni, si avvicinò alla composizione musicale dopo l’incontro con Milj Balakirev nel 1861 e pur avendo già dato buona prova di sé con una sinfonia, altri lavori orchestrali e l’opera “La fanciulla di Pskov”, sarà con il matrimonio, avvenuto nel 1872, che Rimskij Korsakov, giungerà alla maturazione definitiva. La moglie infatti, Nadezda Purgold, pianista, avrà su di lui una influenza simile a quella di Clara Wieck su Robert Schumann.
Per quanto Rimskji-Korsakov possa essere considerato musicista colto, profondo conoscitore dell’armonia e della strumentazione, la matrice popolare ha una grande influenza sulle sue composizioni sia come ricerca e riscrittura dell’elemento folklorico e rituale di tipo musicale, sia come fonte demologica e storiografia. (FOTO A LATO / Ilija Repin, Ritratto di Nikolaij Rimsky Korsakov, 1893)
Il catalogo di Rimsky è ricco. Una quindicina di opere liriche, suite orchestrali, brani da concerto, musica da camera e vocale e anche alcuni brani dedicati al culto ortodosso come l’imponente Liturgia di San Giovanni Cristoforo dal Martirio Giovane. Né può essere dimenticato il lavoro di compimento o orchestrazione attuato sui lavori interrotti dei colleghi nel Gruppo dei Cinque, primo fra tutti quello sulla “Kovantschina” di Musorgskij (ma anche sul “Boris”). Si deve anche dire che Rimsky fu uomo d’onore (shakespearianamente parlando) e che dopo essere stato deposto per questioni politiche dall’insegnamento al Conservatorio di San Pietroburgo, cattedra presso la quale si erano formati Glazunov, Prokovev e Strawinskij, intraprese un cammino che si concluse con la riabilitazione e che recò alla composizione del “Gallo d’Oro”, opera dallo scintillante ordito musicale ma ironica fino al grottesco nei confronti della Russia Imperiale. Si deve ricordare che erano gli anni appena successivi alla guerra russo-giapponese dagli esiti disastrosi per la Russia con la disfatta di Tsushima (1905).
Nel volgere del Novecento la fortuna di “revisore” di Rimsky Korsakov è volta all’occaso e spesso è stata lui rivolta l’accusa di voler segretamente “migliorare” quello che era stato composto dai colleghi meno colti di lui, così come la sua popolarità che fu enorme nei primi trent’anni del secolo scorso è scesa alquanto e molte sue composizioni sono state deposte nel cassetto d’oblio.
Ma taluni di quei lavori, ancorché meno frequenti di una volta in sala da concerto, o in teatro, non possono che muovere l’ammirazione. Parlo della magistrale “Shéhérazade” (mi si perdoni la grafia francese cui sono affezionato) e di opere doviziose come Sadko, La leggenda della città invisibile di Kitesch, La favola dello Zar Saltan, o La fanciulla di neve, ma dovrei citare anche il bel concerto per pianoforte, lisztiano nel senso non emulativo del termine (FOTO SOTTO A DESTRA / Icona russa delle Dodici Grandi Feste, XVIII secolo)
Fra queste composizioni desta ancora stupore per ampiezza delle campiture, simili alle raffigurazioni iconografiche e musive, o alla epicità della pittura russa coeva, La grande Pasqua russa op. 36, ouverture sinfonica per grande orchestra, composta nel 1888 e dedicata certamente alla celebrazione della festività religiosa, ma anche alla memoria dei colleghi recentemente scomparsi Musorgskij (1881) Borodin (1887). “Svetlij Prazdnik”, giorno di festa splendente, è il titolo originale della composizione che lo rende assai più suggestivo di quello generico con il quale è stata resa nota in Occidente.
Come sempre Rimsky Korsakov trasse ispirazione dalla musica popolare e in particolare ai canti liturgici raccolti in Obikhod, il codice del monastero di Volokolamsk, risalente al 1575. Per rendere noti i suoi intenti Rimsky incluse un “programma” in capo alla partitura con due citazioni sacre, una brevissima dal Salmo 68:
“Sorga Iddio, si sperdano i suoi nemici”
L’altra costituita dai primi sei versetti del sedicesimo capitolo del Vangelo di Marco con la narrazione dell’episodio dell’incontro fra le pie donne e l’Angelo che annuncia loro la Resurrezione: “La gioiosa notizia si propagò per tutto l’universo e quelli che lo avevano odiato fuggirono davanti a Lui e svanirono come fumo. “Resurrexit” cantavano i cori degli angeli nel cielo al suono delle trombe degli arcangeli e al fruscio delle ali dei serafini. “Resurrexit” cantavano i sacerdoti nei templi avvolti da nuvole d’incenso nella luce di migliaia di candele e nello scampanio di campane trionfanti”. (FOTO SOTTO A SINISTRA / Ilija Repin, Processione religiosa nella Provincia di Kursk, 1883)
Tutto questo però non deve far pensare ad un lavoro di integrale ispirazione religiosa. Rimskij Kirsakov non era strettamente credente e in una pagina della sua autobiografia “Cronache della mia vita musicale”, apparsa postuma nel 1909, scrisse:
“Per poter giudicare con un minimo di fondatezza una tale opera si deve aver assistito almeno una volta nella propria vita ad una messa mattutina di Pasqua, in una grande chiesa stipata fino all’inverosimile di uomini di tutte le classi sociali, mentre numerosi pope celebrano contemporaneamente l’ufficio divino. A molti ascoltatori del ceto degli intellettuali, per non parlare degli ascoltatori di altre confessioni religiose, manca completamente una simile esperienza […]. Nella composizione, reminiscenze di profezie vetero-testamentarie e dell’annuncio della Buona Novella si uniscono ad una rappresentazione generale della messa di Pasqua e di tutta la sua “allegrezza pagana”. Dico ciò in piena consapevolezza; infatti nelle danze di Giubilo del re David alla vista della Terra Promessa, di cui ci parla la Bibbia, non si esprime in fondo la stessa situazione emotiva di una danza pagana di fronte agli idoli degli dei? E tutto quello scampanio che si fa in Russia la mattina di Pasqua non sembra forse voler accompagnare un’immaginaria danza religiosa? Erano proprio questi tratti leggendari e pagani della festa pasquale che volevo esprimere nella mia Ouverture, questo passaggio repentino dall’atmosfera cupa e misteriosa del Venerdì Santo alla gaia sfrenatezza, pagana e religiosa allo stesso tempo, del giorno di Pasqua”.
- Fulvio Venturi è critico musicale e saggista
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Ascolto:
Nikolaij Rimsky Korsakov, Svetlij Prazdnik, op. 36, La Grande Pasqua russa, “giorno splendente”
Wiener Philarmoniker, SEIJI OZAWA direttore.
https://www.youtube.com/watch?v=yak5D-6BKn0
IMMAGINE SOPRA IL TITOLO: Chiesa del Salvatore del Sangue Versato, San Pietroburgo, mosaico (1885 ca) – (Foto sopra il titolo, particolare).