
IL GIORNO DELLA MEMORIA / 1. Livorno, via Verdi 25: una nuova pietra d’inciampo per ricordare la piccola Gigliola Finzi uccisa ad Auschwitz. Aveva soltanto pochi mesi. La cerimonia martedì 26 gennaio dalle ore 11
LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI DI LIVORNO
Tra la fine del dicembre ’43 e il gennaio del ’44 si consuma la deportazione degli ebrei livornesi. Tra loro anche un folto gruppo di famiglie, di origine italiana, che erano state rimpatriate dopo l’occupazione della Grecia nel 1941 e che si erano stanziate a Livorno, probabilmente per antichi legami familiari o materiali con la nostra città. Privi di conoscenza e di radicamento, con pochi mezzi, costoro furono facili prede sia delle leggi razziali che, poi, dei rastrellamenti.
Gli ebrei furono arrestati nelle loro case, per lo più del centro storico, oppure nei luoghi di sfollamento in cui avevano trovato rifugio dopo i bombardamenti disastrosi del maggio e del giugno ’43, tra gli altri Gabbro, Guasticce, la montagna pistoiese.
Gli arresti furono tutti opera di fascisti italiani e solo in alcuni casi in collaborazione con i tedeschi. Infatti, dopo il censimento del ’38 e per lo stretto controllo di polizia cui erano sottoposti, gli ebrei erano tutti conosciuti ed erano altrettanto note la loro residenza o il loro domicilio.
LE “STOLPERSTEINE” sulle strade di Livorno
Le stolpersteine sono parte del tessuto urbano di Livorno dal 2012; la Comunità di Sant’Egidio ne ha promosso l’installazione quale omaggio ai concittadini di religione ebraica, deportati nel ’43-’44, nell’ambito delle attivitàabitualmente svolte per la cultura della memoria, l’educazione alla pace ed alla solidarietà.
La manifestazione coinvolge le scuole di ogni ordine e grado e i cittadini immigrati; lezioni di approfondimento e incontri con gli anziani ebrei livornesi, visite alla sinagoga ed altre iniziative, precedono in genere l’impianto delle stolpersteine.
La Comunità, con questa iniziativa, ha voluto inserire
Livorno nel numero delle città che hanno valorizzato il
proprio contesto urbano, sia dal punto di vista
culturale che artistico. Alla stregua di Berlino, Praga,
Roma, Livorno ha avuto così una risonanza nazionale e internazionale.
Attualmente sono 11 le pietre di inciampo installate: le prime quattro sono state impiantate nel 2013 e dedicate a due bambine ebree Franca Baruch e Perla Beniacar, un ragazzo, Enrico Menasci, e suo padre Raffaello. Altre due sono state impiantate nel 2014 e dedicate a Isacco Bayona e Frida Misul, quale atto di omaggio sentito e dovuto, per questi testimoni coraggiosi dell’orrore della Shoah per almeno due generazioni di studenti livornesi. Le stolpersteine del 2015 sono state dedicate a Dina e Dino Bueno, quelle del 2017 a Ivo Rabà e Levi Nissim, quella del 2018 è stata dedicata a Matilde Beniacar. Matilde, scomparsa nel dicembre del 2016, è stata l’ultima testimone della Comunità Ebraica livornese, sopravvissuta alla deportazione nazifascista nei campi di sterminio.
Le pietre di inciampo del 2020 sono state dedicate a: Piera Galletti Genazzani e sua figlia Lia, a Rosa Adut ed Abramo Levi ed ai figli Mario e Selma.
Nel 2021 le pietre d’inciampo saranno dedicate a: Benino e Ada Atta (P.zza Sforzini, 18), Gigliola Finzi (Via Verdi, 25)