
O estate ardente… il mare, l’odore di salsedine: da Debussy a Elgar, a Berlioz e molti altri. Ecco la compilation da ascoltare
di FULVIO VENTURI –
O Estate, Estate ardente,
quanto t’amammo noi per t’assomigliare,
per gioir teco nel cielo nella terra e nel mare,
per teco ardere di gioia su la faccia del mondo,
selvaggia Estate
dal respiro profondo,
figlia di Pan diletta, amor del titan Sole,
armoniosa…
Ed eccoci all’Estate! Il tempo dei bagni, del sole, dei viaggi, della spiaggia, delle letture (nella foto grande sopra il titolo una marina di Paul Signac, in basso a sinistra un’opera di Léon Bakst e in basso a destra una tela di Gérôme). In genere un buon libro, magari non troppo impegnativo, si accoppia bene al tempo di vacanza, ma avete mai pensato di portare sotto l’ombrellone anche una compilation di musica classica? Sì, proprio di musica classica. Mp4, youtube, auricolari e via! Molto piacevole! Provare per credere, per smitizzare la diceria secondo la quale la musica classica “è un po’ pallosa” e al tempo stesso alleggerire quella sacralità un po’ prolissa, diciamocelo, che attorno alla classica aleggia. Ma cosa ascoltare, come superare l’imbarazzo della scelta?
Proviamo a formare una compilation di brani dove comunque si senta il mare, o il tempo d’estate?
Con il mare si pensa subito a “La mer” di Claude Debussy, i tre schizzi sinfonici riuniti sotto una sola composizione, apparsi nel 1905. E’ un mare nordico, quello di Debussy, che fa pensare più alle falesie normanne che alle spiagge mediterranee, ma che fascino, che profumo. Si sente la salsedine, si sente il vento sulle onde, si vede la luce dell’alba davanti all’oceano. Non è poesia d’occasione, il pezzo fu creato proprio per dare queste sensazioni. E di Debussy si provi anche ad ascoltare un paio di preludi per pianoforte, “Voiles”, vele, o veli, leggerissimo, impalpabile come un dipinto di Signac, e la misteriosa “Cathédrale engloutie”, legata alla leggenda bretone della città d’Ys, una specie di Gomorra francese, forse il brano pianistico più famoso di Debussy.
Per chi invece ha problemi di cuore, che sotto l’ombrellone sono un classico, provi a consolarsi con “Poème de l’Amour et de la Mer” di Ernest Chausson, finissimo ciclo di melodie dal consistente substrato sinfonico. E via allora con le “Sea pictures” di Edward Elgar e, se proprio vogliamo esagerare con l’estasi mortuaria, ascoltiamo dopo il calar del sole “Les nuits d’été” di Héctor Berlioz.
Vogliamo sognare, andare via con la mente versi paesi inesplorati con un brano che non stanca mai di stupire? Ascoltate “Shéhérazade”, lavoro preclaro di Nikolaij Rimskij-Korsakov, che deve la popolarità anche all’attività parigina dei “Balletti russi” di Djagilev ed alla meravigliosa scenografia di Léon Bakst. Rimskij-Korsakov prese spunto dalla raccolta di fiabe “Le mille e una notte” e precisamente da quella del sultano Schariar il quale, tradito dalla prima moglie, decise di vendicarsi delle donne tanto che ogni giorno ne sposava una nuova e dopo la prima notte di nozze le uccideva. Quando fu la volta di Shéhérazade, prima figlia del gran Visir, essa cercò di incantare il sultano raccontandogli ogni sera, per 1000 e una notte, una favola diversa obbligando così il sultano a non ucciderla per aspettare, la notte dopo, la continuazione… Si tratta di quattro brani sinfonici (Il mare e la nave di Sinbad; Il racconto del principe Kalender; Il giovane principe e la giovane principessa; Festa a Bagdad, il mare, il naufragio) legati fra loro da virtuosistici assoli di violino.
E di poemi sinfonici odorati di salsedine e animati dal sogno di terre lontane ce ne sono veramente a decine. Volete provarne uno veramente fantasioso, magari con la giusta ironia? Ascoltate “Hashish” di Sergei Lyapunov, sensuale come il quadro di Gérome. Qualcuno ricorderà che su Toscanaeventinews.it ci siamo occupati di Lyapunov a proposito dell’excursus sui concerti per pianoforte e orchestra. Si tratta di uno dei molti musicisti dimenticati dalle storie della musica “ufficiali”, e parimenti splendido compositore. Come prima puntata può bastare, ma non prima di ricordare “Im Sommerwind”, nel vento d’estate, idillio per grande orchestra appartenente al periodo giovanile, post-impressionistico, di Anton Webern…
(1 – continua)