
Assisi, il Festival Pucciniano nel Chiostro di San Francesco con “Suor Angelica”. Un grande successo (dal maestro Veronesi al Coro), con dieci minuti di applausi finali. Donata D’Annunzio Lombardi in trionfo con Annunziata Vestri. La recensione di Fulvio Venturi
di FULVIO VENTURI
Nessuno, nemmeno i diretti interessati, due ore prima dello spettacolo avrebbe confidato in una riuscita del genere. Il traffico in autostrada faceva sì che orchestra e coro ancora non fossero giunti, gli spazi completamente diversi da quelli delle prove pareva che potessero cancellare quanto era stato fatto fino a quel momento, un vento forte e non più estivo batteva l’austero Chiostro di Sisto IV, luogo di rappresentazione di questa Suor Angelica allestita dal Festival Pucciano nel Sacro Convento della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.

Ma per tornare all’antefatto, verso le 19 di venerdì 6 settembre, al pensiero di allestire entro un paio d’ore questo spettacolo, c’era proprio da raccomandarsi al Cielo.

E nondimeno, iniziata la prova, con le prime note e quel raccolto incipit del coro, si è capito che la serata non sarebbe stata comune.
Le risonanze del chiostro conferivano un’aura mistica all’esecuzione, gli accordi di Puccini, già tersi nel loro levigato nitore, acquisivano un riverbero celeste. E l’orchestra e il coro apparivano estremamente motivati, e le ragazze cui erano stati affidati i tanti ruoli delle consorelle della dolorosa Angelica delicatamente, ma fermamente decise a ben figurare, sotto l’occhio vigile di Donata d’Annunzio Lombardi la quale, oltre ad essere protagonista dello spettacolo, ne guidava anche i movimenti.
Ora, sarà bene dirlo subito, è stato un successone. Alberto Veronesi ha diretto con chiarezza l’eccellente orchestra del Festival Puccini e il coro, preparato sapientemente da Roberto Ardigò, ha figurato benissimo come durante l’intera stagione appena conclusa ed insieme a questa compagine, le voci bianche di Viviana Apicella.

Donata d’Annunzio Lombardi è stata la trionfatrice della serata, con un dispiegamento magistrale di tecnica vocale. Già dalle prime note si era capito quanto la cantante fosse a proprio agio nella tessitura e nel
personaggio, nondimeno nel corso dello spettacolo ha costruito una prestazione memorabile, sempre in crescendo d’intensità coronata da un finale catartico e splendidamente risolto nelle insidie di una scrittura vocale tanto affascinante quanto difficile. Donata d’Annunzio Lombardi ha poi dimostrato di avere ottima mano e colpo d’occhio sicuro nell’allestimento
dello spettacolo in uno spazio tanto fascinoso quanto difficile.
Su uno stesso piano d’intensità si è posta Annunziata Vestri, una Zia Principessa di straordinaria presenza scenica e di adeguato dominio vocale.
Attraverso queste interpreti, Vestri e D’Annunzio Lombardi, per l’agghiacciante scena delle due consanguinee passano molti spunti, molte rivelazioni, molte eco, dalla memoria del duetto Filippo II-Grande Inquisitore nel Don Carlos, alla inquietudine della Digitale Purpurea pascoliana, dalla punitoria evocazione dei morti, al disfacimento delle facoltà fisiche e mentali, che racchiudono il vero segreto di quest’opera.

Il resto del cast ha presentato un’arcigna Zelatrice in Sandra Mellace e una fresca Genovieffa in Deborah Vincenti, ma tutte le cantanti impiegate hanno assolto molto bene le loro parti e le ricordiamo volentieri: Sara Tommasini, La Badessa; Maria Candirri, La Maestra delle Novizie; Manuela Pellegrino, Suor Osmina; Laura Esposito, Suor Dolcina; Elena Fioretti, Suora Infermiera; Anna Russo, Prima Cercatrice; Shiori Kuroda, Seconda Cercatrice; Micaela Sarah D’Alessandro, Prima Conversa e Una Novizia; Beatrice Cresti, Seconda Conversa.
Al termine dieci minuti d’applausi.
Ho parlato poco della bellezza di questa musica, del suo candore, della preziosità di questa magnifica partitura, della grazia con la quale gli episodi iniziali sono definiti, soffermandomi sull’esecuzione, ma Puccini e Suor Giulia Enrichetta capiranno.

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